Cocaina News
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PROMESSE DELLA RICERCA NELL'APPLICAZIONE DELLA PRATICA DELLA MINDFULNESS NELLA TERAPIA DELLE DIPENDENZE |
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Scritto da Federico Baranzini
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Martedì 03 Agosto 2010 22:03 |
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tratto da JSonline .com, 21 aprile 2010 Quando gli stress della vita diventano troppo per lui, Ken Volante fa un passo indietro metaforicamente parlando e sperimenta la sobrietà. Quel "piccolo trucco", come egli lo descrive, è la spina dorsale della mindfulness o meditazione consapevole e questo lo aiuta a rimanere sobrio. Si tratta di una serie di passi che gli permettono di far fronte al desiderio che lo avrebbe portato a bere. Questa metodica gli appare così importante che egli decide di portare sempre con sé una scheda-promemoria che ne elenca i passaggi. Quando lui esperisce la sobrietà, si ferma, osserva quello che sta succedendo, si concentra sulla respirazione (separando se stesso da ciò che sta succedendo intorno a lui), si concentra (mettendo a fuoco quello che sta succedendo al proprio corpo) e risponde di conseguenza. Bevitore compulsivo da due o tre anni, il sig. Volante, originario di Madison (USA), ha recentemente completato un programma ambulatoriale ed è entrato a far parte di uno studio pilota per verificare se la meditazione mindfulness possa aiutare gli alcolisti a rimanere sobri e a far fronte alle loro dipendenze. Il progetto di ricerca è guidato da Aleksandra Zgierska, medico presso l'Università del Wisconsin School of Medicine and Public Health. La mindfulness o "meditazione consapevole" è strettamente identificata con Jon Kabat-Zinn, professore emerito presso l'Università del Massachusetts Medical School che ha fondato una clinica dedicata alla riduzione dello stress con la meditazione consapevole. Le 19 persone nello studio hanno compiuto un corso di otto settimane di meditazione mindfulness, in cui hanno imparato a essere "presenti nel momento ed essere ricettivi a ciò che accade, senza giudizio e osservando cosa c'è", dice la dottoressa Zgierska. Fare questo rompe il "pilota automatico" dei comportamenti impulsivi e delle reazioni malsane. "Diciamo che uno ha una ricaduta, ha una notte a base di alcol. Non è insolito per noi sentire le persone in trattamento dire: 'Che cosa mi sono detto?Che avevo combinato un guaio e che ormai potevo anche andare avanti e finirla fuori. ' Ciò che la mindfulness può fare è di interrompere quel modo di pensare ", afferma Michael Waupoose, direttore del programma Salute a UW-Gateway Recovery in Madison. Gli alcolisti, dice la dottoressa Zgierska, di fronte ad una situazione che potrebbe portarli e a bere - per esempio, passare davanti ad un bar o l'offerta di un drink - possono invocare la tecnica del "fare un passo in dietro" o quella che si chiama "cavalca l'onda dello stimolo". Il cavalcare l'onda dell'urgenza significa immaginare la voglia di bere come un'onda e immaginare se stessi nell'atto di cavalcarla per poi scendere dall'altra parte, dice Alan Marlatt, direttore del Addictive Behaviors Research Center presso la University of Washington a Seattle. a cura del dott. Federico Baranzini |
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Ultimo aggiornamento Martedì 03 Agosto 2010 22:10 |
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Dipendenza da Internet: prevalenza, capacità discriminante e sintomi correlati tra gli adolescenti di Hong Kong |
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Scritto da Federico Baranzini
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Martedì 03 Agosto 2010 21:47 |
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King-wa Fu, Wincy S Chan, Paul WC Wang, Università di Hong Kong (Cina) tratto da The British Journal of Psychiatry (2010) 196:486-492 Il Centro Studi di Giornalismo e Media dell'Università di Hong Kong (Cina) ha condotto un'indagine nella popolazione di adolescenti tra i 15 e 19 anni, al fine di studiare la prevalenza dei sintomi di dipendenza da internet. Sebbene infatti vi è una crescente preoccupazione attorno al fenomeno e ai suoi potenziali effetti negativi , specialmente nei giovani, vi è altresì un certo dibattito attorno alla sua definizione e alla sua diffusione. E' stata condotta un'indagine su 208 adolescenti a cui è stato chiesto di riportare con un questionario autocompilato, il proprio rapporto con internet e le modalità di accesso ed utilizzo. Sono state quindi registrate la presenza di sintomi di dipendenza, di ideazione suicidiaria, i sintomi psichiatrici e le condizioni psicosociali presenti nel periodo dell studio. I risultati ottenuti riportano che il 6,7% (95%CI 3.3-10.2) della popolazione adolescente presenta almeno 5 sintomi di addiction; inoltre è stata dimostrata una relazione dose-risposta tra il numero di sintomi di dipendenza da internet e il cambiamento dei punteggi, ad un anno, delle scale per la misura dell'ideazione suicidiaria e i sintomi depressivi. In conclusione, lo studio ha dimostrato l'essitenza di una entità clinica distinta come la dipendenza da internet e la sua correlazione alla presenta di ideazione suicidiaria e sintomi depressivi.
a cura del dott. Federico Baranzini |
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Ultimo aggiornamento Martedì 03 Agosto 2010 21:58 |
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Cocaina e amfetamina danneggiano la memoria? |
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Scritto da Alessandro Pace
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Venerdì 09 Luglio 2010 09:12 |
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Gli stimolanti vengono utilizzati sempre più spesso per migliorare la performance sociale (cocaina) o cognitiva (metilfenidato, amfetamine), nonostante sia stato dimostrato che l’utilizzo cronico di tali sostanze determina una perdita significativa della memoria verbale e deficit di apprendimento. Ma cosa succede agli utilizzatori occasionali? I ricercatori del Dipartimento di Psichiatria dell’Università della California, in collaborazione con l’Istituto tedesco di Neuroscienze e Medicina, hanno valutato con il California Verbal Learning Test II 54 giovani utilizzatori occasionali (tra i 18 e i 25 anni) di tali sostanze. In questo gruppo, rispetto a quello di controllo, sono state rilevate evidenti difficoltà verbali, in particolare nelle aree del Riconoscimento e del Richiamo di vocaboli; gli utilizzatori di metilfenidato e amfetamina sono risultati i soggetti maggiormente influenzati, con difficoltà nell’apprendimento verbale e nella memorizzazione. Questi dati indicano chiaramente che un utilizzo anche sporadico di cocaina, metilfenidato (Ritalin) e amfetamina, determina un effetto a breve termine di miglioramento cognitivo, seguito però da un rapido deterioramento i cui effetti proseguirebbero nel lungo periodo. Dott. Alessandro Pace Tratto da: Reske M, Eidt CA, Delis DC, Paulus MP., Nondependent Stimulant Users of Cocaine and Prescription Amphetamines Show Verbal Learning and Memory Deficits. Biol Psychiatry. 2010 Jun 2. [Epub ahead of print] |
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Ultimo aggiornamento Venerdì 09 Luglio 2010 09:27 |
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Scritto da Alessandro Pace
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Tre serate di approfondimento su temi di carattere psichiatrico e riabilitativo, promosse dalla Società di studio per i Disturbi della Personalità (SDP) presso la Casa di Cura "le Betulle" di Appiano Gentile (CO). 27 MAGGIO 2010 ALLE ORE 21.00: GLI ASPETTI CLINICI E LA TERAPIA DEI DISTURBI DI PERSONALITA Programma: Aspetti clinici e approccio terapeutico ai Disturbi di Personalità Dott. Furio Ravera, Psichiatra, Psicoterapeuta, Docente a contratto, Università degli Studi Bicocca di Milano La terapia dialettico comportamentale DBT Dott. Fabio Rancati, Sociologo, Direttore comunità “Crest” Terapia e gestione del paziente in una Comunità Terapeutica Dott. Matteo Ferri, Psichiatra, Psicoterapeuta. Dirigente Medico presso la C.T.“Crest”di Vinago di Mornago (VA). 7 OTTOBRE 2010 ALLE ORE 21.00: IL PROGRAMMA MBSR: COME RIDURRE LA SOFFERENZA PSICOFISICA MEDIANTE LA PRATICA DELLA MINDFULNESS Programma: Introduzione al programma MBSR Dott.ssa Carolina Traverso, Psicologa, primo e secondo livello training professionale istruttori MBSR - Mindfulness Based Stress Reduction presso l’ University of Massachusetts Medical School. 18 NOVEMBRE 2010 ALLE ORE 21.00: ABUSO DI COCAINA SEGNI E SINTOMI PER UNA DIAGNOSI CLINICA PRECOCE Programma: Aspetti clinici dell’abuso di cocaina Dott. Furio Ravera, Psichiatra, Psicoterapeuta, Docente a contratto, Università degli Studi Bicocca di Milano. Aspetti internistici dell’abuso di cocaina Dott. Aldo Maestroni, Medico Chirurgo, Specialista in Pneumologia, Ecografia Internistica, Psicoterapeuta L’approccio terapeutico all’abuso di cocaina Dott. Matteo Ferri, Psichiatra, Psicoterapeuta. Dirigente Medico presso la C.T.“Crest”di Vinago di Mornago (VA). La partecipazione alle serate è gratuita. Richiesta ECM in corso per le tre serate. |
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Ultimo aggiornamento Lunedì 24 Maggio 2010 08:59 |
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Cocaina e ormoni sessuali |
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Scritto da equipe
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Venerdì 23 Aprile 2010 09:43 |
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Una review recentemente pubblicata da alcuni ricercatori dell'Università del Minnesota (Anker e Carroll) su Neuroscience and Biobehavioral Reviews riassume i risultati di numerose ricerche volte a indagare l'influenza del progesterone e dei suoi metaboliti allopregnanolone e pregnenolone (progestinici) sugli effetti delle sostanze stupefacenti, in particolare della cocaina. I risultati di questi studi confermano un ruolo dei progestinici: 1) nell’attenuare gli effetti soggettivi e fisiologici della cocaina negli esseri umani; 2) nel bloccare gli aspetti psicologici di rinforzo del comportamento di abuso della cocaina nei modelli animali; 3) nell’influenzare le risposte comportamentali per altre sostanze d'abuso quali alcool e nicotina nei modelli animali. La somministrazione di diverse sostanze d'abuso, sia negli animali, sia nell’uomo, aumenta significativamente i livelli dei progestinici, a causa della funzione da essi svolta nei processi di regolazione omeostatica, in grado di diminuire e normalizzare i livelli di stress e di attivazione del sistema della ricompensa, che portano alla ricerca della sostanza e alla ricaduta negli abusi. Questi risultati suggeriscono un possibile utilizzo di questi agenti per comprendere l'eziologia e sviluppare trattamenti per la dipendenza da sostanze stupefacenti, in particolare per la cocaina. Una precedente ricerca pubblicata da Evans su Experimental and Clinical Psychopharmacology (2007 Oct;15(5):418-26) ha rilevato una maggiore sensibilità all'effetto di sostanze stimolanti (in particolare cocaina) in donne in fase follicolare (periodo che va dall'ovulazione al mestruo, caratterizzato da minori livelli di estradiolo e progesterone) rispetto alla fase luteale (periodo che va dal dal mestruo all'ovulazione, caratterizzato da elevati livelli di estradiolo e progesterone) In sintesi, esistono elementi sperimentali a sotegno del fatto che (a) uomini e donne si differenziano nella loro risposta soggettiva agli stimolanti, (b) le differenze sessuali sono evidenti quando le donne sono nella fase luteale, e (c) la somministrazione di progesterone attenua la risposta soggettiva agli stimolanti. Naturalmente questi dati necessitano di ulteriori approfondimenti scientifici.
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Ultimo aggiornamento Venerdì 23 Aprile 2010 10:21 |
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