La sindrome da astinenza da cocaina studiata dal N.I.D.A. PDF Stampa E-mail
Scritto da equipe   
Martedì 28 Luglio 2009 10:53

Baumann M.H., Milchanowski A.B., Rothman R.B.: Evidence for alterations in a2-adrenergic
receptor sensitivity in rats exposed to repeated cocaine administration, Neuroscience 125(3): 683-690,
2004.
Lee B., Tiefenbacher S., Platt D.M., Spealman R.D.: Pharmacological blockade of a2-adrenoreceptors
induces reinstatement of cocaine-seeking behavior in squirrel monkeys, Neuropsychopharmacology,
29(4): 686-693, 2004.


Il NIDA (National Institute for Drug Abuse) studia l'effetto di una brusca interruzione della
somministrazione endovena di cocaina presso l'IRP ovvero l'Intramuscular Research Programme di
Baltimora, nonché presso il Centro della Harvard University di ricerca sui primati in Southborough
(Massachusetts).
Mentre la ricerca neurobiologica classica aveva evidenziato l'effetto della cocaina sulla ricerca
compulsiva della droga, il tipico craving, ora si studiano gli effetti della droga sull'umore, con
particolare riguardo per l'epinefrina (NE = nor-epinefrina) cioè per il neurotrasmettitore che, insieme
alla serotonina, è la chiave per il buon umore, l'ottimismo e per l'equilibrio sonno-veglia. Tutto fa
pensare che la cocaina possa interferire con l'abilità della NE di stimolare le cellule cerebrali attraverso
la mediazione di una proteina, il recettore alfa-2-adregenico, che si trova sulla superficie delle cellule.
Ora, per valutare la risposta del sistema adrenergico, si misura la qualità di GH (ormone della crescita)
che viene prodotto dopo iniezione di clonidina.
I depressi secernono una quantità minore di GH dopo la stimolazione con la clonidina e lo
stesso avviene dopo l'iniezione di due bloccatori del sistema adrenergico la yoimbina e l'RS 79948. A
seguito di tali blocchi i primati (scimmie, scoiattoli) mostrano chiari segni di ansietà e vanno incontro
ad una sorta di craving per la cocaina. Sembra, pertanto, che il sistema adrenergico abbia un ruolo nel
processo di dipendenza ed i ricercatori si indirizzano verso le componenti neurochimiche dei processi
di ricaduta. Appare soprattutto importante l'esplorazione dei meccanismi di ricompensa che influiscono
sull'umore, per cui ci si orienta verso lo studio dell'individuazione di diversi obiettivi nel processo di
dipendenza, considerando gli stadi del processo di ricompensa e di influenza sull'umore.
Dal punto di vista della sperimentazione animale va sottolineata la prospettiva di utilizzare le
ipotesi sui meccanismi di azione, onde poterli bloccare o incentivare. Certo, il quadro dell'astinenza nei
topini non può essere paragonata a quello provocato dalla brusca interruzione dell'assunzione di droghe
per via endovena in animali pieni di piccoli cateteri. Ma intanto si possono dimostrare, non solo le
reazioni della ricerca affannosa della pompa che eroga la droga, ma anche variazioni prolungate
dell'umore, l'astenia, l'irritabilità.
L'ipotesi di un'azione della cocaina come stimolatore della produzione di GH (ormone della
crescita) spiega il blocco nel rilascio di questo ormone, che si verifica anche dopo stimolazione
specifica con la clonidina. Tutto fa ipotizzare a un'azione della cocaina come desensibilizzante il
sistema adrenergico, con influsso negativo nei confronti della produzione di dopamina. Sono importanti
a questo punto le analogie con il quadro derivante dal blocco dei recettori alfa-2-adrenergici, provocato
dalla somministrazione della yoimbina o dell'RS-79948. Si poteva pensare che la yoimbina agisca
stimolando i movimenti e quindi, rendendo l'animale da esperimento (la scimmia) libero dai blocchi
dei recettori alfa-2-adrenergici ovvero agitato. Quasi come un corollario si comprende come la ricaduta
nel consumo di cocaina possa essere determinata dalla comparsa di stress ambientali.

 
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