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A Etkin, KE Prater, F Hoeft, V Menon, AF Schatzberg Tratto da: Am J Psychiatry, 2010: 167; 545-554 I dati clinici suggeriscono che anormalità nella regolazione dei processi emozionali possono contribuire alla patofisiologia dell’ansia generalizzata, sebbene queste anormalità rimangano poco comprese a livello neurobiologico. E’ stato recentemente riportato come in soggetti sani l’area anteriore del cingolo regoli i conflitti emotivi in base ad un processo per tentativi, smorzando l’attività dell’amigdala. Questo processo è specifico per la regolazione dei conflitti su base emozionale rispetto a quelli non su base emozionale. In questo articolo gli autori esaminano se questo genere di regolazione emozionale è perturbata nel disturbo di ansia generalizzata. Diciassette pazienti con disturbo d’ansia generalizzata e 24 volontari sani sono stati comparati alla Risonanza Magnetica Funzionale (MRI) mentre effettuavano un compito a forte stimolazione emozionale che consisteva nel categorizzare alcune espressioni facciali ignorando completamente le scritte sovrastanti le immagini e riportanti i nomi di alcuni affetti. Misure comportamentali e neurologiche sono state usate per comparare i cambiamenti nella regolazione dei conflitti. I soggetti del gruppo di confronto effettivamente regolavano i conflitti emotivi senza rendersene conto. Per contro, i pazienti con disturbo d’ansia erano completamente incapaci di regolare i conflitti emotivi e fallivano nella stimolazione dell’area anteriore del cingolo che avrebbe quindi diminuito l’attività dell’amigdala. Per di più, le performance e l’attivazione del cervello sono state correlate significativamente con i sintomi permettendo di distinguere accuratamente i due gruppi. Questi dati dimostrano che i pazienti con disturbo di ansia generalizzata mostrano deficit significativi nella regolazione dei processi emotivi spontanei. La concettualizzazione dell’ansia come portatrice di anormalità nella regolazione emozionale, specialmente del tipo inconsapevole, può aprire la strada a nuovi trattamenti mirati a modulare l’attività della corteccia mediale prefrontale. a cura di dott. Federico Baranzini
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